IL RESTO DEL CARLINO – “Riparto dai vestiti, dall’essenziale”

IL RESTO DEL CARLINO – 25/11/2014

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La designer Mariella Burani (Foto Ap)

Reggio Emilia, 25 novembre 2014 – Un altro giro di valzer. Mariella Arduini in Burani, 71 anni, perduti (non per sua colpa) il marchio e l’azienda di moda che l’avevano resa celebre ai quattro angoli del pianeta, ricomincia daccapo: col nome da ragazza e la voglia di scommettere di nuovo sulla propria creatività.

La collezione “Mariella Arduini” sarà prodotta e distribuita dalla Confezioni Pango, azienda bresciana fondata 40 anni fa da Pietro Marzotto e ora nelle mani di un moderno staff manageriale guidato dall’ad Gianfranco Scotuzzi. Alla fine di gennaio, a Milano, la presentazione dell’autunno-inverno.

Signora Mariella, una rinascita.

«In questo periodo ho avuto tante proposte. Anche da Mariella Burani».

Curioso.

«Sì, dall’azienda proprietaria del mio ex marchio, in Cina. Ma le cose non le puoi fare attraverso uno schizzo. La moda si fa coi modelli, col capo in tessuto. Uno non può lavorare a distanza dicendo di essere la stilista. E io non amo le falsità».

Quindi?

«Ho accettato la proposta di questo gruppo di giovani, moderni, senza stravaganze. Riparto per l’impresa. Spero che vada a buon fine soprattutto per loro».

Si sente cambiata?

«Sono diventata più essenziale. Non credo più alle cose troppo eleborate. Credo che si possa fare stile anche con tessuti meno preziosi».

Condizionata dalle vicende giudiziarie della sua famiglia?

«Credo di sì. A tutto quello che è inutile, che serve solo per l’immagine, non credo più. In passerella bisognava portare cose esasperate».

Già: cosa ne dice della moda attuale?

«Ho visto le sfilate. Stessa esasperazione. Una donna è corpo, seno, curve. L’impressione è che in passerella si creino capi per far parlare di sé».

Mariella, nel suo futuro c’è solo l’abbigliamento?

«Ci sono tante richieste: profumi, pelletteria, sposa, cerimonia. Ci sono tante cose in ballo. Ma devo valutare con attenzione».

Il mondo della moda non si è dimenticato di lei.

«Beh, a parte qualche eccezione, non è che si siano fatti vivi in tanti. E’ lo stesso. Io non ho niente contro quel mondo. Ma non era il mio. A me interessavano solo i vestiti. Non il lusso e gli eccessi».

E a Cavriago?

«Io sono sempre stata in giro per il mio paese. La gente conosce la mia storia, non mi sento guardata di traverso».

Cos’ha fatto in questo periodo?

«Ho letto molto, mi sono tenuta aggiornata sulla moda. La creatività è qualcosa che ti appartiene, è dentro di te. E ovviamente sono stata col cuore in sospeso. Le sofferenze del marito e dei figli sono state le mie».

C’è qualcosa che si sente di rimproverare a qualcuno?

«No. Io dimentico velocemente. In fondo è un dono. Mi ricordo di chi mi ha fatto un sorriso nei momenti più bui».

Che ricordo ha dei suoi dipendenti?

«Bello. Un gruppo affiatato con cui lavoravo con grande complicità. Del resto credo di essere sempre stata una persona scorrevole, molto semplice. Non mi è mai piaciuto chi ostenta ricchezza e potere».

 

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